Da facilitatrice ad attivatrice generativa

tarassaco

Esco da un lungo periodo in cui ho messo in discussione la mia identità. Paradossale se penso che ciò che promuovo a partire dalla mia formazione, è quello di rincorrere la domanda “chi sono io?”, a cui trovare una risposta.

Oggi, durante una mia attività, ho pescato una carta dei tarocchi, l’arcano XIX ossia il Sole. L’interpretazione indica una gioia di vivere che basta a se stessa. Una cosa che mi hanno sempre rimandato le persone è che ogni volta che entro in una stanza la illumino con la mia energia.

Tuttavia l’interpretazione prosegue col dire che la vita scorre dentro di me con intensità (come linfa vitale). Se mi guardo indietro, nonostante sia titubante, percepisco la forte passione che mi ha guidato nella ricerca di quell’identità. Io stessa, sabotatrice di me, l’ho messa in discussione più volte, e molto spesso a causa del contesto.

Nel luogo in cui sono transitata ora non ho incontrato un’identità esterna come ero solita fare, bensì ho conosciuto un’etimologia, una parola che racchiude quello che è il mio potere. La nuova esperienza mi ha fatto incontrare questa definizione ed è la prima volta che il significato suggerisce apertura e non per forza una categorizzazione esclusiva e limitante.

Inoltre, esprime anche tutto quello che in questi anni sono riuscita a costruire, a volte senza sentirmi consapevole di questo potere che ora il nuovo sguardo mi sta mostrando.

Per lungo tempo le altre persone hanno cercato di funzionare da specchio, ma io continuavo a tenere gli occhi chiusi. Ora vedo che sicuramente ho scelto la strada giusta, quella che mi conduce lungo la direzione nella ricerca dell’identità. Come si chiede Karen Blixen ne La mia Africa in merito al racconto dell’uomo che viene svegliato nella notte da un rumore: “Quando il disegno della mia vita sarà completo, vedrà, o altri vedranno, una cicogna?”. Questo disegno può avere qualsiasi forma e non lo vedremo se non forse alla fine e quindi, quale identità? Forse quello che importa è un modo di essere.

La parola che oggi sento mi caratterizzi in tale senso è attivatrice. Il biblioterapista è colui che deve accertarsi di possedere determinate caratteristiche e conoscenze al fine di utilizzare i libri come mezzo professionale e viene chiamato anche “facilitatore”, del libro e delle persone. Ecco l’attivatore o l’attivatrice è parola, dal mio punto di vista, ancora più espressiva.

Attivare risorse, bisogni, relazioni, situazioni. Le persone che incontro, i libri che propongo, le energie che metto in circolo attivano e generano onde che, come un effetto domino, si dipanano e creano altre energie, connessioni, collegamenti.

Attivare non è solo rendere fattibile le cose facilitandole, bensì è essere quello che Socrate faceva nel ruolo del maieuta: tirare fuori, accompagnando in maniera silente, osservando dal di fuori entrando in contatto col di dentro; stare nel qui e ora, con sé e con l’altro, anche solo per un piccolo momento presente, ma che rappresenta il contatto più profondo, la fiammella che esprime la propria essenza, la quale si manifesta attraverso la magia del proprio potere, lasciando che accada ciò che deve accadere. E credo sia una fortuna trovare questo potere nella propria vita, riconoscerlo e condividerlo empaticamente e autenticamente.

Questo potere è un dono prezioso, ora comincio a comprenderlo.

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