Padova e le narrazioni illustrate

cappella scrovegni

In questi ultimi giorni mi sono dedicata molto allo studio e all’analisi di albi illustrati. La cosa peculiare è che li ho selezionati non per rivolgerli a bambini, bensì a degli adulti.

Questo non dovrebbe stupire, ma culturalmente si pensa che gli albi illustrati si rivolgano a un pubblico di piccolissimi e giovanissimi (addirittura vengono messi da parte nei primi anni dell’adolescenza perché considerati inferiori in quanto “libri illustrati”). Questa riflessione è interessante: per quale motivo le illustrazioni dovrebbero essere considerate adatte esclusivamente a un pubblico infantile?

Tuttavia, per fortuna, fra gli appassionati e gli esperti, si sta allargando l’intenzione di rivolgere anche a un pubblico adulto questo strumento che l’editoria sta sempre più curando e ampliando.

Una città in particolare mi ha permesso di riflettere proprio sulle narrazioni illustrate, ossia Padova. Città di cultura, universitaria e ricca d’arte. Un sito in particolare è per me assai prezioso e in fondo lo è per la storia dell’arte in assoluto: la Cappella degli Scrovegni, dove Giotto ha espresso tutta la sua rivoluzione pittorica e artistica.

Nella stessa città, pochi giorni dopo, sono stata invitata da una studentessa che sta portando avanti una tesi, la cui ricerca vuole proprio proporre una formazione rivolta ad adulti attraverso l’utilizzo di particolari albi illustrati. La formazione è ideata per studenti di ingegneria che frequentano un corso facoltativo sulle competenze emotive. Per la ragazza sarà un primo esperimento e sono molto contenta di essere stata coinvolta: si è discusso di come presentare, come trattare e come scegliere gli albi adatti.

Tutto questo racchiude il mio entusiasmo e la meraviglia che ho provato domenica scorsa entrando nella Cappella. E queste sensazioni si sono tradotte in un pensiero assai banale, ma che dal mio punto di vista merita di essere messo in risalto. Le narrazioni illustrate esistono da lunghissimo tempo, ancor prima dei tempi di Giotto, e la chiesa in questo aveva concentrato tutto il suo interesse. Le persone dell’epoca non sapevano leggere e per comprendere una storia quale miglior strumento per spiegare e narrare qualcosa di più complesso? I pittori venivano ingaggiati appositamente non solo per decorare, ma soprattutto per permettere a chiunque di raggiungere una conoscenza della storia di Cristo. E sicuramente in questo Giotto è il miglior precursore perché è il primo ad esprimere nella pittura del tempo le emozioni dei protagonisti, risaltando un vissuto profondo e a tutto tondo.

Tutto questo per dire che le immagini sono comunicative ed espressive, ci parlano senza usare parole. Anche i mass media (purtroppo con intenzione maligna) le utilizzano con forza e intensità. Infatti nella mia esperienza posso confermare come moltissimi albi illustrati non solo ci attirano come adulti, dialogano in profondità con il nostro sentire e il nostro background, fatto di storie familiari, relazioni e immagini di ogni nostro ricordo che conserviamo in maniera più vivida.

In quanto narratrice non posso non recuperare il volto educativo che appartiene alla storia dell’arte, l’arte stessa è narrazione, utilizza solo un linguaggio differente da quello alfabetico. E’ proprio l’illustrazione che ha permesso alle persone di conoscere nel tempo. Le immagini sono lo strumento più semplice e più autentico che ci raggiunge direttamente, senza filtri. Quindi non aggiungo nulla di nuovo, se non il desiderio di mettere in luce quello che in passato era considerato quasi scontato.

Gli albi illustrati possono e devono essere utilizzati con un pubblico adulto e non hanno valore inferiore, bensì procurano conoscenza e consegnano consapevolezze; fin dalla notte dei tempi, ancor prima di Giotto.

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