La meraviglia di scoprirsi

meraviglia di scoprirsi

So bene che giorno è oggi, ma tante troppe parole sono state fatte. E le persone dimenticano in fretta. Nell’epoca dei social chiunque può dire qualcosa; questo è sinonimo di libertà? Non lo so.

Io voglio parlare di donne e di meraviglia, ma non per quello che oggi si pensi. Voglio raccontare una storia, partendo da una fiaba.

In un precedente articolo ho già parlato de Il Tempo delle meraviglie e con questa mattina, assieme a loro, abbiamo concluso l’ultimo incontro del percorso intrapreso nella stagione dell’autunno. Io sono stata una “meraviglia d’autunno” assieme ad altre tre donne e un compagno uomo.

L’incontro, come tutti gli altri, è iniziato con la lettura di una fiaba da parte di Roberta e Angelica. Una fiaba davvero profonda, anche pesante da digerire a primo impatto: “Pelle d’orso” dei Fratelli Grimm.

In gruppo ci siamo un po’ alla volta immedesimate in ogni personaggio, cercando di rispondere, sentire e percepire come quel personaggio. Ogni fiaba racconta qualcosa di noi e qualcosa a noi. Così in maniera simbolica e metaforica ogni componente o dettaglio ha risvegliato riflessioni comuni e condivise, talvolta anche diametralmente opposte eppure complementari. Il giocarsela perché non ti è rimasto più nulla, rischiare sperando che da qualcosa di brutto possa sempre esserci qualcosa di bello se si ha coraggio di andare oltre; passare dalla guerra alla pace, ricevere e dare autentico riconoscimento, e pur nei difetti o nella “bruttezza” scoprirsi per quello che si è, mostrandosi con fiducia all’altro diverso da me. A volte abbiamo bisogno di prendere le distanze e intraprendere percorsi difficili da soli, per poi renderci conto di non esserlo veramente. A volte incontriamo chi vuole sfidarci, ma che poi ci rispetta offrendoci nuove opportunità, lasciando andare ciò che non è più buono per noi. A volte incontriamo persone opportuniste o che provano disgusto verso di noi. A volte dopo lungo peregrinare ci ricongiungiamo con la nostra metà, con tutti i nostri frammenti. Tutti gli incontri ci insegnano qualcosa.

Incontrare le donne della meraviglia è stato per me dono assai prezioso. Mi hanno accompagnata nella stagione per me più difficoltosa. L’autunno di quest’anno mi ha visto varcare la soglia, lasciando una porta per aprirsi davanti a me un vero e proprio portone. Aver condiviso tutto questo con “sconosciute”, eppure anime affini, mi ha fatto giungere oggi allo scoprirmi e allo scoprirci assieme come gruppo energetico, che seppur distante era connesso lungo un unico filo.

Il tema guida dell’intera stagione era il corpo. Ho visto quest’anno il mio corpo cambiare e grazie a una nuova amica e collega – Donatella Patino – oggi ho raggiunto l’apice della commozione. Mi sono vista e toccata senza il bisogno di uno specchio, bensì guardandomi dal di dentro.

Il messaggio che mi arriva e che voglio far arrivare è questo contatto che dobbiamo scoprire (e/o riscoprire). Il corpo è diventato oggetto. Viene usato a piacimento da chiunque, viene sottovalutato anche quando ci comunica in modi impliciti e meno impliciti. Lo dobbiamo nascondere o lo vogliamo mostrare, ci fa paura, ribrezzo o ce ne affezioniamo. Lo osserviamo cambiare. Troppo spesso ci dimentichiamo che è soggetto e vero protagonista.

Negli studi antropologici e letterari, si ritrova la controversia tra Cartesio e Spinoza sul dualismo. Siamo creature materiali e metaforiche al contempo. La psicologia e la psichiatria affrontano i rapporti tra corpo ed emozioni. Anche in medicina ci confrontiamo con tutto questo. Si ha il potere e il privilegio di toccare il paziente, di curarlo, di guarirlo forse. Perciò, abbiamo il dovere morale di riconoscere l’inviolabilità del corpo, che ospita il sé: il corpo è il rappresentante del sé, il nostro involucro, custode dell’anima che ci governa.

Il percorso infatti non si esaurisce qui, il 13 dicembre ci affacciamo assieme a Santa Lucia alla stagione dell’inverno dove andremo ad incontrare proprio la nostra anima antica.

Oggi per me scoprirsi donna nella meraviglia è confrontarmi con altre donne, con altre amiche, con altri gruppi che intraprendono un pezzo di cammino evolutivo con me, desiderose di cambiare e di scoprirsi, con il proprio personalissimo tempo, con il tempo dello stupore e della meraviglia. Senza forzare nulla, senza appiccicare giudizio, senza avere la presunzione di trovare risposta alle nostre domande più oscure.

Le mie parole chiave della giornata: raccoglimento, candore, buio, pelle.

Condividi

L’ora blu delle fiabe

Nelle scorse settimane c’è stato molto tormentone in merito al discorso della Cortellesi all’Università Luiss in merito al suo ultimo film (che ahimè non ho

leggi

Un foglio bianco

Tutti conoscono il famoso modo di dire “il blocco dello scrittore”, quella sensazione degli autori che di tanto in tanto compare anche nei creativi migliori.

leggi