Donare voce ai libri

il venditore di felicità

Il libro come oggetto spirituale e la lettura come dono d’amore

C’è un etica del dono nel piacere del narratore, e dunque una cura e un servizio rivolto al benessere dell’altro, che si scopre nell’ascolto delle parole.

L’arte dello storyteller appartiene alla tradizione orale del racconto, ma il racconto in sé “si riallaccia invece all’arte divina, nel senso che nessun essere umano fa la sua storia, la progetta o, tanto meno la padroneggia, la decide. Come il destino, la storia risulta da eventi impadroneggiabili che non possono essere spiegati oppure ricondotti a un nucleo interiore che sarebbe la loro causa. […] La finzione narrativa allude a un orizzonte di senso in cui, sempre e necessariamente, anche il significato di ogni vita vissuta entra in gioco. […] Queste corteggiano quella ‘voglia di senso’, di fantasia, di reincanto che continua a resistere, come un segreto inconfessabile, nell’ostinato desiderio del lettore contemporaneo” (Cavarero, 2001, pgg. 181-183).

Ogni libro che valga la pena di essere riletto è stato scritto dallo ‘Spirito’. Ossia, un libro deve spingersi oltre l’intenzione del proprio autore; nel libro nulla è casuale, ogni volta che leggiamo il libro muta, la connotazione delle parole è diversa; inoltre i libri sono carichi di passato: se leggiamo un libro antico è come se leggessimo tutto il tempo che è trascorso dal giorno in cui è stato scritto fino a noi. Il libro può essere allora un’opera divina, perché attraverso il dialogo biblioterapeutico si realizza una vera e propria purificazione dell’anima. Per questo è bene mantenere il culto del libro (Borges, 1981, pgg. 20-25).

  • BORGES Jorge Luis, Oral, traduz. Morino Angelo, Roma, Editori Riuniti, 1981.
  • CAVARERO Adriana, Tu che mi guardi, tu che mi racconti. Filosofia della narrazione, Milano, Feltrinelli, 2001.

Il dialogo biblioterapeutico

Il mondo è pieno di storie perché è pieno di vite: essere ligi alla storia significa essere ligi alla vita. 

L’anamnesi – letteralmente reminiscenza – utilizzata nel linguaggio medico, è la nostra storia raccolta dall’esperto che la ascolta. Perciò le storie curano perché ci abituano alla capacità immaginativa e alla libera convivenza con la memoria e, sviluppandosi attraverso un ascolto, danno dimora alla nostra vita. Le storie esistono nello spazio tra noi e l’altro. Ed è in questo spazio che si inserisce il biblioterapista esperto: utilizzando gli strumenti narrativi, egli ha un intento specifico di raggiungere una “verità narrativa” che permetta di organizzare l’esperienza, in un modo che sia plausibile e coerente, ma anche sufficientemente elastico e aperto all’imprevedibile come il mondo che ci circonda (Lingiardi, 2020, pgg. 20-23).

  • LINGIARDI Vittorio, Io, Tu, Noi. Vivere con se stessi, l’altro, gli altri, Torino, UTET, 2020.

Un percorso formativo e di crescita personale per promuovere il piacere di leggere condiviso, attraverso gli albi illustrati. Per genitori e lettori appassionati

Il racconto assume una funzione di strumento che innesca riflessione e conoscenza, di se stessi e degli altri. Per tale motivo bisogna anche esprimere un concetto ulteriore che risale proprio all’incontro con gli altri: l’esperienza del raccontare come fondamento base per l’essere umano. Secondo Aristotele l’uomo è per definizione un affabulatore, un individuo che fa della parola la propria risorsa principale per interagire con gli altri e creare relazioni, soprattutto per condividere esperienze ed emozioni o coltivare affetti. “Noi esseri umani viviamo storie, raccontiamo storie, pensiamo e interpretiamo il mondo in termini narrativi ed è proprio questo aspetto che ci rende fortissimamente connessi gli uni agli altri: tutti siamo allo stesso tempo narratori e ascoltatori, teatranti e spettatori, particelle semantiche di un intricato universo narrativo; […] il bisogno primario dell’individuo resta quello di raccontare storie, condividere memorie, ricostruire significati e simbologie comuni” (Chirico, 2019, pag. 17-20). Narrare non è solo un modo di comunicare, ma è un dono d’amore: richiede cura, non appare come banalità, e rappresenta un momento di sincera intimità fra due persone, fra un adulto e un bambino. L’esperienza del racconto ad alta voce coinvolge i bambini in modo molto profondo e bisogna quindi saper porgere significativamente, e senza generalizzazioni, un testo.

  • CHIRICO Giancarlo, Mi racconti una storia? Perché narrare fiabe ai bambini, Milano, Meltemi Editore, Milano, HarperCollins, 2019.

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