Di quale ‘femminismo’ abbiamo bisogno?

femmina fiori

“Nessuno può scrivere il tuo destino” – Daniele Coluzzi

Femminismo: movimento di rivendicazione dei diritti economici, civili e politici delle donne; in senso più generale, insieme delle teorie che criticano la condizione tradizionale della donna e propongono nuove relazioni tra i generi nella sfera privata e una collocazione sociale paritaria in quella pubblica (vocabolario Treccani).

Questa domanda mi balena e mi accompagna da qualche settimana, forse un mese. Voglio provare a rispondere partendo da un mito che conoscevo molto poco, ma che caso vuole mi ha accompagnato l’intera primavera ed estate scorsa.

Mi riferisco alla storia di Persefone, o meglio, la storia di Core; giovane dea figlia di Demetra, colei che regna la natura, dea dell’abbondanza. Ha scelto per la figlia lo stesso destino.

Ecco che la parola destino mi fa risuonare tante altre situazioni: in passato la donna era destinata a “governare” la casa e la prole; oggi è destinata a diventare una super eroina, che fa figli, fa carriera ed è premurosa verso i genitori e il proprio compagno. Durante la lotta femminista il suo destino era quello di avere pari diritti dell’altro volto sociale rivestito dagli uomini maschi. Anche le divinità maschili della mitologia sembrano spesso essere superiori a quelle femminili, eccetto appunto la Dea Terra.

Tuttavia anche il destino di Core pare essere alla fine scelto ancora una volta da due uomini: Zeus e Ade.

L’estate di quest’anno è stata contrassegnata da fatti che hanno permesso ad alcuni di poter scegliere il proprio destino, mentre ad altri questo diritto è stato negato. E ancora una volta la femminilità è stata violata.

Femminilità: il complesso delle caratteristiche (psicologia, gusti, atteggiamenti, aspetto fisico esterno, ecc., e anche grazia, delicatezza, tenerezza) che sono proprie della donna in quanto si differenzia dall’uomo, o che a lei tradizionalmente si attribuiscono (vocabolario Treccani).

Né femminilità né femminismo mi aiutano a rispondere alla domanda ora più chiara: di quale Donna abbiamo bisogno?

In quanto filosofa non cerco una risposta politica, religiosa o di altra forma. Persefone è una protagonista senza tempo, alla ricerca – come tutti noi – della propria voce. La voce di Donna è qualcosa celato nelle profondità e che riguarda l’essere, non l’avere. La donna non ha delle caratteristiche, non ha dei diritti. La donna è prima di tutto un’essenza che vive incarnata nel proprio corpo.

La storia del Femminismo ci ha insegnato tante cose, ha ottenuto per noi donne di oggi moltissimi traguardi. Eppure sento che non è bastato davvero, perché in quanto donne ci siamo dimenticate di essere diverse e non uguali agli uomini. Diverse e fedeli alla nostra natura. Quale natura? Quella che non è già destinata a noi, semmai quella che scegliamo noi.

Gli opposti esistono solo nella nostra mente, la naturalità delle essenze è semplicemente vita.

Le certezze di Core, dea della fertilità, iniziano a vacillare quando scende nel regno della morte, strappata dal suo torpore di figlia e costretta dunque a scegliere davvero per se stessa: a quale mondo appartiene davvero? Gli Inferi o la Terra, la nascita o la morte?

Persefone abbraccia entrambe. Persefone è la dea della “e” di congiunzione perché accompagna le persone; ed è quello che auguro a me stessa come donna. Il rispetto che meritiamo non è dato dal nostro aspetto, dal nostro modo di vestire, dal nostro carattere, dalla nostra carriera, dai nostri figli. Il rispetto è quel concetto che abbraccia il diverso, non per modificarlo, bensì per accoglierlo.

Il femminismo contemporaneo dovrebbe partire, dal mio punto di vista, da una riflessione sulla Persona femmina; così come ci si dovrebbe riferire alla Persona maschio (e non narrarlo come mostro o animale o folle quando agisce secondo la sua natura di uomo violento). Non si dovrebbe riflettere sul destino di una o dell’altro, non si dovrebbe lottare sui diritti di una e dell’altro. Credo non si dovrebbe nemmeno accettare una cultura inculcata nei secoli in tutte le nostre teste: la donna oggetto. Oggetto di sguardo (troppo scoperta o troppo coperta), oggetto di sessualità libera e priva di consenso, oggetto di inferiorità, oggetto impossibilitato a provare piacere, oggetto ancora relegato al suo posto di subordinato nei luoghi di lavoro. Ci manca la capacità di valorizzare il femminile e il maschile come forze energetiche utili e complementari all’intero sistema. Dove non arriva l’uomo può arrivare la donna, ma non perché ci debba essere competizione, perché ognuno ha le proprie differenze e ha le proprie risorse. Non intese come adattamenti (la donna è più adatta a fare l’infermiera perché sa prendersi cura), bensì proprio come intuizioni istintive e naturali. Quando le api realizzano il proprio alveare non si chiedono come lo hanno fatto, lo fanno perché ci credono, lo sentono. Perché anche noi donne non possiamo darci questo spazio creativo? Perché le soluzioni migliori devono stare nell’ombra? Perché vogliamo ancora nasconderci?

“Dietro ogni grande uomo c’è una grande donna”

Perché non possiamo scegliere gli Inferi e la Terra?

Io credo che oggi abbiamo bisogno di un ‘femminismo’ che con coraggio sceglie entrambe le cose, che mette insieme gli opposti, non come uguaglianza, bensì come equità.

In inglese basta togliere una lettera per dare origine al cambiamento. La lettera L di libertà: libere di essere la donna che desideriamo essere per noi stesse, non per nostra madre, non per gli uomini, non per le altre donne, non per i nostri figli, non per la società. Libere non di omologarci, ma di distinguerci. Libere di scegliere quale nome assegnarci, libere di avere fede nel proprio destino.

Dietro ogni grande uomo c’è un uomo libero. Dietro ogni grande donna c’è una donna libera.

Partendo da una frase di Simone De Beauvoir insieme ad alcune colleghe biblioterapiste facciamo partire un percorso proprio intitolato con quella citazione: non si nasce donne, si diventa. Ed è questo anche l’augurio che oggi io, Ana Gutierrez (Rispetto: guardarsi indietro) e Marco Dalla Valle (Il rispetto delle donne: cominciamo da un libro) vogliamo esprimere attraverso tre articoli diversi, ma comuni. Tre articoli che parlano di donne alle donne, ma anche al femminile e al femminismo che c’è insito in ognuno di noi. Come lo abbiamo fatto? Parlando attraverso le donne che abbiamo letto, attraverso i libri che sono stati scritti e attraverso i libri che ci hanno emozionato.

Qui di seguito il programma del percorso:

Condividi

Autobiografia Instrumentum Vitae

ARTICOLO DI GIORGIA GIUSTINELLI – illustrazione tratta dalla graphic novel “Benzimena. Anatomia di uno stupro” di Nina Bunjevac «Creare pericolosamente, per gente che legge pericolosamente.

leggi

Arte e disabilità

Domenica scorsa sono stata al Museo Diocesano di Milano, presso il quale c’è una mostra fotografica temporanea dal titolo “Divine creature”, la bellezza che trasfigura

leggi

Filosofia della comunicazione

Nei miei anni di formazione ed esperienza lavorativa ho riflettuto molto sulla definizione da dare al contenitore del mio operato. Già il fatto che oggi

leggi

Salute o ben-essere: quale rinascita?

La parola salute proviene dal latino “salus“, che letteralmente può tradursi in salvezza, incolumità e integrità. Infatti, l’etimologia della parola sta a indicare proprio uno stato

leggi