Nel dare il benvenuto all’arrivo della primavera, e dunque alla nuova fioritura, anche un nuovo progetto prende vita. Un’idea che era embrionale già da un paio d’anni e che abbraccia un respiro internazionale.
Questa idea nasce da un incontro speciale avvenuto in Ungheria durante la 1st European Biblio/Poetry Therapy Conference 2024 dove ho tenuto un workshop utilizzando il mito della caverna di Platone per spiegare e sperimentare coi partecipanti il mio approccio filosofico abbinato alla biblioterapia (qui potete leggere e scaricare il PDF dell’articolo pubblicato nella rivista dello stesso Convegno Europeo). Ho conosciuto Petra Partanen proveniente dalla Finlandia e sin da subito abbiamo provato reciproco interesse in merito al nostro lavoro, ma soprattutto in merito alla nostra comune passione per la filosofia.
L’anno successivo ci siamo riviste proprio nella sua Università di Jyvaskyla e anche in questa occasione la filosofia ci ha permesso di scambiarci nuovi aggiornamenti. In Italia se dichiari di essere filosofa vieni sempre guardata con sospetto, soprattutto se non scegli la strada lineare dell’insegnamento. La filosofia in Italia è un optional oppure semplicemente un capriccio, un errore di percorso a cui bisogna rimediare. La sfida per me da 10 anni è altissima. In Europa invece ho trovato letteralmente spazio, non solo grazie all’amicizia con Petra, ma soprattutto perché l’interesse rivolto agli insegnamenti che la filosofia – anche nel contemporaneo – possa ancora darci sono fondamentali, proprio come è da sempre il mio pensiero al riguardo. Io ho scelto di studiare filosofia, ho scelto di farne diventare uno strumento di vita e poi una professione molto specifica.
Attualmente ho avuto non poche difficoltà e mi sono assentata dalla rete; tuttavia il mio lavoro capillare non si è interrotto e ho anche appena concluso, con grande soddisfazione, il lavoro nelle classi del Liceo Montanari di Verona. Sono partita un anno fa ad avere contatti con una professoressa e tre classi, quest’anno sono arrivata a 10 classi e 4 nuovi professori.
Ecco allora che quando è giunto un nuovo invito da parte di Petra per collaborare, non ci siamo più sentite di rinviare il nostro progetto. Ebbene, da qualche mese Italia e Finlandia stanno dialogando attraverso i nostri profili professionali per dare forma a una ricerca innovativa che includa la filosofia nel processo psicodinamico della biblioterapia. Non c’è ancora una linea di indirizzo, non ci sono articoli che definiscono questo approccio e noi abbiamo scelto di aprire la strada.
Poter lavorare internazionalmente con una persona di grande spessore e con cui ci si intende perfettamente è un privilegio raro, qualcosa che non accade con facilità. Ci siamo viste online in videochiamata e ci rivedremo ancora, ci scambiamo email da più di un mese, condividendo gli approfondimenti e mettendo sul campo tutte le nostre rispettive competenze. I nostri scambi non sono mai noiosi e, citando le sue parole, il nostro meeting “was both productive and fun, which is a rare combination indeed!”
Il nostro obiettivo ora? Passare da due sole componenti a un gruppo più ampio, di professionisti e studiosi, esperti di filosofia che vogliano inserirsi nella nostra ricerca, apportando ognuno le proprie ricchezze e i propri punti di vista. Nella cerchia finlandese siamo già ampiamente appoggiate e io non ho atteso nel condividere questa novità a una mia ex tesista di filosofia, ora laureata, che coinvolgo con immensa gioia perché anche lei ha scelto di intraprendere una strada similare alla mia (nel suo caso con la scrittura creativa).
Questo è il segno tangibile che ora tutto quanto è reale e che possiamo già mostrare quale sia l’avvio del nostro movimento di studio: la biblioterapia filosofica può essere definita come una pedagogia dell’essere umano, una pratica volta a navigare la complessità della condizione umana anziché limitarsi alla risoluzione di sintomi psicopatologici. In questo senso, il libro non è un manuale di istruzioni, ma una tecnologia del sé e un catalizzatore per l’acquisizione di nuove prospettive esistenziali.
Il fine ultimo non è la semplice felicità o l’assenza di sofferenza (serenità), ma la fioritura (eudaimonia), la crescita e l’assunzione di agency e responsabilità verso il benessere sociale.
- Resilienza sociale: attraverso la parola condivisa, si riduce lo stigma della sofferenza individuale trasformandola in una riflessione collettiva.
- Tolleranza dell’aporìa: la riflessione mira a sviluppare la capacità di abitare l’incertezza esistenziale e la confusione aporica, considerandole stati normali e fertili dell’esistenza.
L’approccio, dunque sposta il focus dalle difficoltà psicologiche individuali alla condizione umana universale.
Ora, affinché questo grande passo sia davvero europeo, inserisco anche la traduzione in inglese, per fissare questa data come qualcosa di finalmente ufficiale!
A new flowering: philosophical bibliotherapy between Italy and Finland
As we welcome the arrival of spring and its new blossoms, a new project is also coming to life—an idea that has been in its embryonic stage for a couple of years and is now taking on an international scope.
This idea stems from a special encounter in Hungary during the 1st European Biblio/Poetry Therapy Conference 2024. There, I held a workshop using Plato’s Allegory of the Cave to explore my philosophical approach combined with bibliotherapy. I met Petra Partanen from Finland, and we felt an immediate mutual interest in our work and, above all, our shared passion for philosophy.
The following year, we met again at her university, the University of Jyväskylä, where philosophy once again allowed us to exchange new insights. In Italy, if you declare yourself a philosopher, you are often met with suspicion—especially if you don’t follow the linear path of teaching. Here, philosophy is often viewed as an “optional extra,” a whim, or a detour that needs correcting. For ten years, this has been a significant challenge for me. In Europe, however, I have found literal and metaphorical space. This is not only thanks to my friendship with Petra but because there is a fundamental interest in what philosophical teachings—even contemporary ones—can still offer us, which has always been my core belief. I chose to study philosophy, and I chose to turn it into a tool for life and then into a very specific profession.
Growth and innovation
Despite some recent difficulties that kept me away from the digital world, my “capillary” work on the ground has never stopped. I have just concluded a very satisfying project with the students of Liceo Montanari in Verona. A year ago, I started with one professor and three classes; this year, I reached ten classes and four new professors.
When a new invitation to collaborate arrived from Petra, we felt we could no longer postpone our project. For a few months now, Italy and Finland have been in dialogue through our professional profiles to shape innovative research that integrates philosophy into the psychodynamic process of bibliotherapy. There is no established guideline yet, nor are there articles defining this specific approach; we have chosen to lead the way.
The vision: a pedagogy of the human being
Working internationally with someone of great depth and perfect mutual understanding is a rare privilege. We have connected via video calls and have been exchanging emails for over a month, sharing insights and pooling our respective expertise. Our exchanges are never dull; as Petra put it, our meeting “was both productive and fun, which is a rare combination indeed!”
Our goal now? To expand from a duo into a larger group of professionals, scholars, and philosophy experts who wish to join our research, each bringing their own wealth of perspectives. We already have ample support within the Finnish circle. Locally, I have already shared this news with a former student of mine—now a philosophy graduate—whom I am involving with great joy, as she has chosen a path similar to mine (focusing on creative writing).
This is the tangible sign that everything is now real. We can already outline the starting point of our study: Philosophical bibliotherapy can be defined as a pedagogy of the human being, a practice aimed at navigating the complexity of the human condition rather than merely resolving psychopathological symptoms. In this sense, the book is not an instruction manual, but a technology of the self and a catalyst for acquiring new existential perspectives.
The ultimate goal is not simple happiness or the mere absence of suffering, but flourishing (eudaimonia): growth, the assumption of agency, and responsibility toward social well-being.
- Social resilience: through the shared word, the stigma of individual suffering is reduced, transforming it into collective reflection.
- Tolerance of aporìa: reflection aims to develop the ability to inhabit existential uncertainty and aphoric confusion, viewing them as normal and fertile states of existence.
The approach, therefore, shifts the focus from individual psychological difficulties to the human condition.





